Accabadora (M. Murgia)

“Bonaria Urrai la fissò, e Maria vide che la vecchia era stanca.
– Non dire mai: di quest’acqua non ne bevo. Potresti trovarti nella tinozza senza manco sapere come ci sei entrata.
Bonaria raccolse lo scialle che aveva lasciato cadere sulla sedia e cominciò a piegarlo con gesti lenti, consapevole che quella era l’unica cosa che poteva mettere in ordine.”

Le mie aspettative per questo libretto di nemmeno duecento pagine erano alte, per le lodi sentite da più parti e per i premi vinti, quindi le probabilità di una delusione erano molto elevate. E invece il libro mi è piaciuto molto! Accabadora è una storia amara, ma che si legge con grande piacere. Purtroppo finisce in fretta, ma lascia la pancia piena ed il pensiero fatica ad allontanarsi dalle atmosfere struggenti della campagna sarda.

Michela Murgia scrive davvero bene usando metafore e immagini che si scostano piacevolmente dall’ordinario. Che fosse una persona intelligente l’avevo già scoperto dai suoi interventi alle Invasioni Barbariche e su Twitter, ma questo non porta necessariamente alla scrittura di un bel libro (anche se è vero come presupposto).

(5/5)

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