Che fine ha fatto Aldo?

Vi ricordate di Aldo Brancher?

Se la risposta è negativa siete comunque scusabili, non è una figura particolarmente di spicco nella storia del nostro paese, ma tra giugno e luglio di quest’anno ha vissuto i suoi famosi “15 minuti” di notorietà per poi finire nel dimenticatoio.

Riassumo per tutti la vicenda che ha portato il buon Aldo alla ribalta. Lo scorso giugno, il primo ministro Silvio Berlusconi annuncia a sorpresa la nomina di un nuovo ministro, ovviamente il nostro protagonista (deputato del PdL, ex dirigente Fininvest coinvolto negli anni novanta nello scandalo Tangentopoli), con l’incarico di provvedere all’attuazione del Federalismo. La nomina viene fatta in sordina e passa quasi inosservata tra le notizie di gossip estivo dei telegiornali, ma si prende il centro della ribalta quando Bossi imbestialito urla ai quattro venti che è lui il garante del federalismo e non serve un ministero apposito, per di più affidato ad un deputato del PdL e non della Lega.

Berlusconi corre ai ripari per non far infuriare il prezioso alleato, mantenendo la nomina di Brancher a ministro, ma modificandone le competenze in “sussidiarietà e decentramento”, certificando così che il nocciolo del provvedimento non sia il Ministero, ma il Ministro. A questo punto Bossi è soddisfatto, ma all’opposizione la nomina di ministri alle “varie ed eventuali” non garba particolarmente ed il polverone non si placa: perché questa nomina? a cosa serve?

Come nei migliori romanzi, ogni cosa diventa chiara a tempo debito. Pochi giorni dopo, alla richiesta dei giudici del processo in cui Brancher è accusato di ricettazione di presentarsi in aula, il neo ministro sfrutta la legge del legittimo impedimento per bloccare il tutto: d’altronde, con un nuovo ministero da organizzare non può aver tempo anche per i comodi della giustizia italiana. Ovviamente le polemiche divampano ed oltre all’opposizione anche una parte della maggioranza, cercando di conservare un po’ di dignità, fa sentire la sua voce.
Capisco che Berlusconi si consideri un uomo di buon cuore, ma il primo ministro non può garantire l’impunità a tutti i suoi amici!

Arriva quindi una nota del capo dello stato a chiarire la situazione (e a confermare per l’ennesima volta la scarsa conoscenza delle leggi dei nostri rappresentanti): trattandosi di un ministro senza portafoglio, Brancher non ha nessun ministero da organizzare, quindi non c’è nessun legittimo impedimento.

Venuta a mancare l’utilità della nomina, Brancher si dimette e fu così che si dovette presentare davanti ai giudici (e che da luglio abbiamo un ministero vacante, senza nessun interim né nomine previste). Qui però terminano le notizie al riguardo, per lo meno quelle che hanno avuto maggiore pubblicità.

Ora vi racconto come si è conclusa la nostra storia…
Il 28 luglio il processo di primo grado si è concluso con una sentenza di colpevolezza per ricettazione (si parla di centinaia glia di migliaia di euro), ovviamente con scarsissima pubblicità dei mezzi di’informazione. Potrebbe sembrare che almeno stavolta, la politica non sia riuscita a salvare un ladro alla giusta condanna. Purtroppo la vicenda si conclude in modo tutt’altro che soddisfacente. La condanna consiste in due anni di detenzione e 4000 euro di multa. Grazie all’indulto, però, i due anni di detenzione vengono cancellati e resta la sola multa pecuniaria.

Quindi, per aver rubato un’ingente quantità di denaro, ha dovuto pagare meno di un centesimo della cifra, non ha fatto un giorno di carcere e conserva il posto in parlamento che gli garantisce lauto stipendio mensile.

Verrebbe da chiedersi cosa tema Berlusconi a farsi processare…

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